amministrazione di sostegno – avvocato Alberto Aduasio
Amministrazione di Sostegno:
La Cassazione conferma la tutela dell’Autodeterminazione (Cass. civ. n. 5088/2025)
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 5088 del 26 febbraio 2025, ribadisce principi fondamentali in materia di amministrazione di sostegno, ponendo un accento cruciale sull’importanza dell’autodeterminazione del beneficiario.
Questa pronuncia, di grande rilevanza giuridica, offre spunti importanti per chi si trova ad affrontare situazioni complesse legate alla gestione dei propri interessi o di quelli di un familiare.
Il caso in questione ha visto A.A. ricorrere in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Roma che aveva rigettato la sua richiesta di apertura di una procedura di amministrazione di sostegno a favore del nipote, B.B.. A.A. lamentava la violazione di diverse norme e la nullità del provvedimento per motivazione “apparente, perplessa ed obiettivamente incomprensibile”.
In particolare, il ricorrente sosteneva che il Tribunale non avesse adeguatamente accertato la reale condizione psico-fisica del nipote e non avesse attivato i poteri istruttori d’ufficio previsti dall’articolo 407, comma 3, c.c., come l’acquisizione di documentazione medica e l’espletamento di una CTU medico-legale.
La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato il ricorso.
In primo luogo, la Cassazione ha ribadito che la ricorribilità in cassazione del decreto del Tribunale in materia di amministrazione di sostegno è sempre ammessa.

Entrando nel merito, i giudici di legittimità hanno ritenuto la motivazione del Tribunale “congruamente e chiaramente” esposta, soprattutto se esaminata nel suo complesso. Fondamentalmente, il Tribunale si è focalizzato su due presupposti essenziali per l’adozione dell’amministrazione di sostegno, ai sensi dell’articolo 404 c.c.:
- L’esistenza di una condizione di infermità o menomazione fisica o psichica. Il Tribunale ha escluso la sussistenza di tale condizione poiché non era stata provata con documentazione sanitaria e non erano stati offerti elementi idonei per attivare i poteri istruttori d’ufficio.
Invece, B.B. aveva depositato un certificato medico che attestava le sue “buone condizioni psico-fisiche” e la sua capacità di intendere e di volere. - L’impossibilità, anche parziale o temporanea, per il beneficiario di provvedere ai propri interessi. Su questo punto, il Tribunale ha osservato che B.B. aveva dimostrato di gestire il proprio patrimonio, anche con l’assistenza di professionisti e il consiglio della madre, e non c’erano elementi per dubitare della sua capacità di autodeterminazione.
L’ordinanza della Cassazione rinforza principi già consolidati in materia di amministrazione di sostegno.
È fondamentale sottolineare che l’amministrazione di sostegno, sebbene non richieda una vera e propria incapacità di intendere o di volere, presuppone comunque una attuale condizione di menomata capacità che ponga la persona nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi.
Al contrario, è escluso il ricorso a tale istituto per chi si trova nella piena capacità di autodeterminarsi, anche in presenza di menomazioni fisiche, specialmente quando la persona lucida si oppone all’attivazione della misura.
Dunque, la Cassazione ha evidenziato che la censura del ricorrente prospettava erroneamente una sovrapponibilità diretta tra una condizione di infermità e la necessità di un’amministrazione di sostegno. Soprattutto, la Corte ha sottolineato che la mancata considerazione da parte del ricorrente dell’accertata insussistenza dell’impossibilità di B.B. di provvedere ai propri interessi è stata decisiva per il rigetto del ricorso.
In altre parole, B.B. ha dimostrato di essere in grado di gestire i propri affari, avvalendosi di una rete di supporto familiare e professionale, senza che vi fosse un pregiudizio per i suoi interessi.
L’Importanza dell’Autodeterminazione e i Diritti Fondamentali
Questa pronuncia è un promemoria essenziale:
l’amministrazione di sostegno non può essere imposta come misura restrittiva della libertà di determinazione di una persona pienamente lucida che già provvede alla propria protezione autonomamente o tramite l’aiuto di familiari e professionisti.
Ciò è cruciale per evitare la violazione di diritti fondamentali della persona, come il diritto all’autodeterminazione e alla dignità personale.
Del resto, anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha più volte ribadito che la decisione di sottoporre una persona a una misura di protezione giuridica può configurare un’ingerenza nella vita privata, e deve essere proporzionata agli scopi perseguiti e necessaria in una società democratica.
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