Possesso di stupefacenti per uso personale | avvocato Alberto Aduasio
Possesso di stupefacenti per uso personale
Cass. pen., Sez. III, Sent., (data ud. 27/10/2016) 07/02/2017, n. 5631
Nella sentenza in esame la Corte di Cassazione, rigettando il ricorso del Procuratore della Repubblica, elencava i requisiti necessari per affermarsi la responsabilità dell’imputato in ordine al reato di detenzione di stupefacenti con finalità di spaccio.
Requisiti in assenza dei quali – come nel caso in esame – sussisterebbe l’illecito amministrativo del possesso di stupefacenti per uso personale.
Il Tribunale di Catania con ordinanza del 18 agosto 2016, annullava l’ordinanza del Giudice delle indagini preliminari di Caltagirone dell’8 marzo 2016, che aveva applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti di C.G. per il reato di cui all’art. 73 T.U. stup. (marijuana, suddivisa in dosi: di gr. 2,15 una e di gr. 0,80 ciascuno, altre 4, nella propria abitazione, unitamente ad un bilancino di precisione).
Ricorreva in Cassazione il Procuratore della Repubblica deducendo che nell’ordinanza non si teneva conto del ritrovamento di un bilancino di precisione, dei precedenti di spaccio dell’indagato nonché del fatto che lo stesso fosse stato notato presso la villa comunale, noto luogo di spaccio.
Ritenendo infondato tale motivo, la suprema Corte rigettava il ricorso del Procuratore della Repubblica.
Affermava, invero, che la decisione del Tribunale era adeguatamente motivata e rilevava l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per il reato di cui all’art. 73, T.U. stupefacenti.
Elencava poi una serie di circostanze, alcune delle quali già contenute nel provvedimento di annullamento del Tribunale del riesame di Catania, relative ad una valutazione complessiva della vicenda:
1) non veniva effettuata un’indagine tossicologica sulla sostanza stupefacente sequestrata, della quale, quindi non si conosce la quantità di principio attivo della sostanza;
2) il sig. A non veniva arrestato nella flagranza del reato di spaccio;
3) nel corso della perquisizione si rinveniva uno spinello, in parte usato, contenente probabilmente della marijuana, da cui può verosimilmente desumersi un uso personale dello stupefacente;
4) non sono state sequestrate somme di denaro, indicative di una precedente attività di spaccio.

Infine, il Supremo Consesso asseriva che, la presenza di un bilancino di precisione in casa, il ritrovamento dello stupefacente – e il superamento dei limiti tabellari stabiliti dal D.P.R. n. 309/1990, art. 73-bis, comma 1, lett. A) – non sono sufficienti a determinare alcuna presunzione di destinazione della droga ad un uso non personale, dovendo il giudice valutare globalmente se, assieme al dato quantitativo, le modalità di presentazione e le altre circostanze dell’azione siano tali da escludere una finalità di uso personale degli stupefacenti detenuti.
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